Il Coraggio della Discontinuità: Perché Abbiamo Bisogno di "Punti Rossi" in un Mondo in Bianco e Nero
- Valeria Sammaruca

- 4 giorni fa
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In un'epoca che sembra premiare l'omologazione, esiste una paura sottile ma pervasiva che Alessandro Angelo Carlino definisce "normofobia": il timore della normalità intesa come un limite soffocante. Ma come possiamo rompere questo schema? La risposta risiede nel concetto di discontinuità.
Che cos’è la discontinuità?
Non è una rivolta cieca, ma il passaggio dall'abitudine alla possibilità. È quell'attimo in cui si interrompe il "già noto" per aprire spazio all'ignoto, permettendo all'innovazione di manifestarsi. Alessandro utilizza l'immagine potente di un punto rosso su un foglio nero: quel punto non è solo un colore, ma una scintilla che distrugge l’equilibrio e invita a guardare oltre.
Le maschere che indossiamo
La sociologia ci insegna che spesso viviamo vite non nostre. Attraverso gli studi di Irvin Goffman, comprendiamo che recitiamo ruoli e indossiamo maschere sociali per adattarci agli altri; non a caso, l'etimologia della parola "persona" rimanda proprio al personaggio teatrale.
Judith Butler va oltre, spiegando che le norme sociali non si limitano a descrivere la realtà, ma la creano: ogni volta che ripetiamo un gesto conforme, rinforziamo le regole del gioco. L'autentica discontinuità nasce quando quella maschera inizia a incrinarsi, spingendoci a chiederci se ciò che facciamo ci appartiene davvero o se siamo solo una "copia predefinita".
La deviazione come motore della storia
Ogni grande cambiamento storico è nato da un atto di deviazione:
• Gandhi ha rotto la logica della forza con la non violenza.
• Rosa Parks ha deviato dall'obbedienza rimanendo semplicemente seduta.
• Martin Luther King ha spezzato il cinismo permettendosi di sognare l'impossibile.
• Greta Thunberg ha rotto la routine scolastica per richiamare alla responsabilità.
Queste persone sono state inizialmente considerate "strane" o "scomode", ma la loro crepa nella normalità ha generato movimento. Chi genera discontinuità non distrugge, ma inaugura strade che ancora non esistono.
Come diventare "generatori di discontinuità"
Non serve essere eroi o leader mondiali. La discontinuità quotidiana nasce da due gesti consapevoli:
1. L'attenzione: mettere in dubbio i dogmi (sano scetticismo) e restare in ascolto nei rapporti umani.
2. L'immaginazione: come insegnava Pierpaolo Pasolini, l'immaginazione è una forma di resistenza. Per Leopardi, essa permette di trasformare i limiti in soglie, rendendo possibile l'impossibile.
Dalla solitudine alla comunione
Scegliere di deviare comporta un rischio: la solitudine. Tuttavia, distinguersi non significa isolarsi. Citando Emmanuel Lévinas, Carlino ci ricorda che l'altro non è una minaccia, ma un appello che ci rende responsabili.
L'obiettivo finale non è l'appiattimento delle differenze, ma la loro integrazione: trasformare il foglio nero in una costellazione di colori, dove ogni singolarità diventa una possibilità per tutti.
Lascia il tuo segno
Essere generatori di discontinuità significa avere il coraggio di esistere davvero, lasciando un'impronta che non sia un semplice riflesso degli altri. Non aver paura se il tuo "punto rosso" sembra piccolo o tremante: è proprio da quella minima deviazione che nascono tutte le rivoluzioni.
Grazie Alessandro Carlino per questo contributo di verità e coraggio.







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